“C’è un sacco di spazio, laggiù”

Alla scoperta dell’immenso e dimenticato intreccio di cavità sotterranee

Se vorrete seguirci, ci affacceremo su buche profonde come palazzi di sei piani, ci caleremo con corde e torce e navigheremo in canoa nell’oscurità di fiumi sotterranei larghi e puzzolenti.

I “Mattoni” di Leggerescrivere sono articoli lunghi: di seguito trovate un’introduzione e i primi paragrafi. Se vi piace, ci sono i link per scaricare l’intero articolo in PDF, EPUB (ebook generico) o MOBI (ebook per Kindle).

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Leggeremo insieme libri del Seicento, incontreremo fungaie a via dell’Almone, sentiremo di persone che tanti anni fa entravano nei cunicoli a Via Teano e via Labico e uscivano chissà dove, scopriremo coltivazioni industriali di marijuana in via degli Angeli, depositi di merce rubata sotto il Parco Archeologico di Centocelle, discariche abusive sotto Tor Fiscale, trincee e tunnel ferroviari mai utilizzati, grandi cave di epoca romana usate fin dentro il Novecento. E infine ci perderemo in quasi venti chilometri di labirintiche catacombe semisconosciute.

Questo articolo ha due obiettivi.
Il primo: costruire un racconto sul mondo sotterraneo che si distende sotto il quartiere Prenestino-Labicano, con particolare attenzione al territorio del Municipio V.
Il secondo: raccogliere e mappare materiali e fonti per chiunque abbia interesse ad approfondire il tema.


Di seguito trovate la mappa dei luoghi citati nell’articolo. In realtà ne contiene molti di più – sono oltre 70 – perché non tutto è entrato nel nostro “racconto”. E ci sono anche molti collegamenti a risorse relative ai singoli luoghi.

E qui potete scaricare il file KMZ, per aprire la mappa in Google Earth


Indice delle risorse e delle fonti consultate

Download: circa 90 voci, tra cui 30 mappe, 19 saggi, 9 testi storici, e poi tabelle, relazioni tecniche e immagini. Stiamo caricando tutti i documenti, per renderli disponibili. Se volete ottenerne uno tra quelli non ancora presenti, potete richiederlo via mail.


Terzo scopo di questo articolo è contribuire all’energia del “movimento” di un quartiere che confina con le Mura Aureliane e che – per amore o per forza – smette i panni dell’ex-borgata (memoria necessaria, ma non più sufficiente) e veste abiti nuovi nel permeabile confine col centro della città.

In particolare la nostra attenzione politica si rivolge a tutti coloro che sono impegnati in progetti di riqualificazione del quartiere, con particolare riguardo al turismo e alle aree verdi. Per questo, ci piace ricordare la rinnovata fruibilità delle Catacombe di San Marcellino e Pietro e la “liberazione” di Villa de Santis nei primi anni Novanta; ci piace citare l’attuale progetto dell’Ecomuseo Casilino, le lotte per il parco delle Energie e il laghetto “Sandro Pertini”, i faticosi lavori in corso al Parco Archeologico di Centocelle, E ancora di più ci va di immaginare e desiderare il futuro, perché se è vero – come vedremo – che laggiù c’è un sacco di spazio, anche quassù di spazio non ne manca: un area verde estesa come Villa Borghese aspetta solo di essere goduta dagli abitanti del quartiere, della città e dai turisti.
Abbiamo persino l’ardire di vedere realizzata la proposta, fatta al Comune dall’associazione “Roma Sotterranea”, di adibire alcune strutture ipogee a risorse turistiche, sul modello di Napoli Sotterranea.


INTRODUZIONE


“C’è un sacco di spazio laggiù”, è una citazione attribuita a R. Feynman, premio Nobel per la Fisica nel 1965. Lui ovviamente si riferiva al mondo subatomico, e infatti abbiamo già incontrato questa citazione nel posto che le spetta: all’interno di un pezzo sulla Meccanica Quantistica. Qui invece giochiamo con le parole di Feynman per indicare il mondo “sub-.terraneo” e per introdurre una sorta di “viaggio al centro della terra” de’ noantri.

Roma è costruita su terreno vulcanico: sottoterra, è tutto un buco. Lunghi intrecci di tunnel su due, tre o anche più livelli compongono le numerose cave di pozzolana o ghiaia o sabbia, aperte dai Romani e a volte in uso fino a metà del Novecento. Labirinti di cimiteri pagani e catacombe semisconosciute, cristiane ed ebraiche, scendono già fino a oltre 25 metri nel sottosuolo. E poi grotte naturali, cunicoli idraulici, acquedotti, fognature, gallerie ferroviarie. 

Una delle zone più interessate da questo fenomeno è la parte sud-est della città. Al Tuscolano, a Torpignattara, a Centocelle, la tradizione dell’accesso a questo mondo sotterraneo è tramandato forse da secoli. Quanto meno dai tempi della II guerra mondiale. Molti le hanno usate come rifugio dalle bombe. O dai tedeschi, nel caso dei partigiani del Quadraro. Alcuni, raccontando ai loro ragazzi le storie della guerra, hanno accennato alle entrate: tombini anonimi, grate arrugginite, buche che si aprono improvvise tra la vegetazione dei parchi urbani. Altre sono entrate private, in certe vecchie case della zona, al Mandrione, in Certosa, al quartiere degli Angeli o a Tor Fiscale. E certi ragazzi, crescendo, hanno utilizzato brevi tratti di questi ambienti per farne fungaie, cantine, garage, nascondigli, depositi di refurtiva, serre più o meno legali, laboratori più o meno clandestini, celle di isolamento, discariche, tombe. 

Brevi tratti, abbiamo detto, perchè la rete è immensa e in larga parte inesplorata. Molti accessi sono stati dimenticati. Le cave di pozzolana incontrano le catacombe di San Marcellino sotto Villa de Santis, a Torpignattara. Si può entrare da una grata situata in pieno parco. E le catacombe a loro volta raggiungono le gallerie abbandonate del progetto di diramazione del trenino Roma-Fiuggi, che dall’attuale fermata Centocelle passano sotto l’omonimo parco archeologico, poi sotto via degli Angeli e infine raggiungono Largo Bastia al Tuscolano. Fino a poco tempo fa ci si entrava dal Parco di Centocelle, spostando una grata e scendendo tra i cespugli nella ex trincea ferroviaria. Altri accessi esterni, ma chiusi, sono in via degli Angeli e in via Bastia. 

Risalendo verso nord, le gallerie raggiungono e superano via Filarete, si inoltrano sotto il Mandrione e proseguono senza soluzione di continuità nelle catacombe di San Castulo, in parte crollate e in parte no.

Deviando invece verso sud, si rischia di sbucare, risalendo, in via Demetriade 10, una vecchia casa abbandonata dove abitavano i Gargiulo, e sotto la quale a lungo fu cercato il cadavere di un ragazzino, detto il Pelè del Quadraro.  Allontanandoci, potremmo arrivare alle fungaie sotto il parco di Tor Fiscale, fino al 2017 accessibili con una visita guidata. E a questo punto virare a ovest, passando sotto la via Appia, per raggiungere la valle della Caffarella all’altezza di via dell’Almone. Magari al civico 6, dov’era la fungaia Barillà che poco oltre si congiunge al dedalo di gallerie sotto il parco, cui si accede tramite piccoli pozzi nascosti tra la vegetazione. E dove negli anni è morto più di un immigrato clandestino. E poi, attraverso il parco, si arriva all’Appia Antica e alle catacombe, stavolta famose, di San Callisto. 

Tutto questo girare sottoterra è facile a raccontarsi, ma la maggior parte di noi sarebbe già morto, là sotto, nel tentativo sempre più disperato di orientarsi tra gallerie che sembrano avvolgersi intorno all’ospite come grosse corde di tenebra, o come intestini pronti a digerirlo. Speleologi urbani, residenti storici, clandestini disperati: forse nessuno sa dove andare, dopo appena qualche chilometro di esplorazione. 

Ok, fine del thriller.

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